La distorsione di caviglia, detta distorsione tibio-tarsica, è la perdita momentanea e incompleta dei rapporti articolari fra due capi ossei, tra le ossa distali della gamba, tibia e perone, e il primo osso del piede, l’astragalo.

Questa distorsione è una tra le più frequenti nello sport. Può essere suddivisa in due gruppi: distorsione laterale (80-90% dei casi) e distorsione mediale di caviglia, molto meno frequente. A seconda della gravità, le distorsioni possono essere suddivise in quattro gradi, dallo 0 al 3; sino al grado 2 sono trattabili in maniera conservativa, nel grado 3 di solito si sceglie l’approccio chirurgico.

Alcune caratteristiche strutturali predispongono a questo infortunio: lassità capsulo-legamentosa, dismetrie, squilibri posturali, alterazioni e disturbi propriocettivi. Nella distorsione di caviglia con lesione capsulo-legamentosa laterale i legamenti maggiormente interessati sono: il legamento peroneo astragalico anteriore, il legamento peroneo calcaneare e il legamento peroneo astragalico posteriore. La distorsione di caviglia con lesione capsulo-legamentosa mediale a volte è accompagnata da fratture del perone, nell’epifisi distale; nel caso che l’osso rimanga integro, a cedere sono i legamenti interni. Questo trauma determina un danno soprattutto alle strutture legamentose, che possono solo allungarsi, distrazione, oppure rompersi completamente o parzialmente. Il primo sintomo della distorsione è il dolore acuto che si può irradiare al piede, al calcagno o alla gamba. Si apprezza quasi immediatamente un edema, che può avvolgere l’articolazione sia nel comparto interno che esterno. Compare dopo poco una tumefazione, con un ematoma, che può essere da lieve fino ad estendersi su tutta l’area della lesione.

Gli esami strumentali per verificare la gravità della distorsione, sono le Rx, inteso come esame di base per escludere la presenza di fratture, l’ecografia per valutare presenza ed entità di lesioni muscolo-tendinee-legamentose. Nei casi più gravi è preferibile optare per Tac e risonanza magnetica. Nel trattamento conservativo i primi obiettivi sono ridurre gli effetti dell’immobilizzazione, non stressare i tessuti danneggiati, iniziare, se possibile, gli esercizi isometrici per contrastare la perdita di tono-trofismo muscolare. La riabilitazione dopo una distorsione di caviglia, si può suddividere in tre fasi. Nella prima fase, lo scopo è limitare il dolore, ridurre l’edema dei tessuti molli, si sfruttano le terapie strumentali come tecarterapia, laser, tens. Ci si avvale della terapia manuale per il recupero del movimento e la riduzione dell’edema, con mobilizzazioni articolari, linfodrenaggio ed eventuali taping di supporto. Nella seconda fase, una volta recuperata la piena articolarità, si pro- cede con il recupero del tono-trofismo muscolare, con il ripristino del controllo propriocettivo e preparazione alla fase avanzata. Fondamentali un buon lavoro con gli esercizi propriocettivi, molto utili per contrastare l’insorgenza di recidive. Nella terza fase ci si occupa della preparazione sport specifica e del ritorno all’attività in sicurezza, se si tratta di pazienti sportivi. In pazienti non sportivi si punta a un ricondizionamento globale dell’apparato locomotore e del ritorno alle funzioni pre infortunio. La fisioterapia è, quindi, di fondamentale importanza nel recupero pieno di un paziente reduce da una distorsione di caviglia.

Dott. Guido Remo.

La fisioterapia a San Pietro in Lama. Ma anche a Lecce, Monteroni, Carmiano, Arnesano, Lequile, San Cesario, Galatina …